Un grande libro per Primiero e dintorni (da Innsbruck a Milano, via Venezia): le Memorie di Angelo Michele Negrelli

Si presenta oggi a Primiero (dopo ben nove anni di gestazione) un libro importante per la storia (e sembra, pure per la letteratura…) non solo delle nostre valli, ma anche del Trentino, del Veneto, del Tirolo, del Sud Tirolo e persino di Lombardia e Piemonte.

Sono le Memorie di Angelo Michele Negrelli, padre del ben più celebre Luigi, ingegnere ideatore del Canale di Suez.

Figlio di un’ostessa e di un commerciante di legnami, Angelo Michele (1764-1851) attraversò due secoli armato di entusiasmi, incoscienza, penna e calamaio. Fu dapprima agente del maggior imprenditore di legnami, poi mercante in proprio ed infine (dopo il tracollo finanziario seguito alla sua deportazione a Pallanza, da parte del governo napoleonico) funzionario del locale ufficio forestale. La penna era la sua arma. Scrisse tutto lo scrivibile: diari, memorie, atti commerciali, registri di conti, viglietti d’amore, petizioni, poesie, e non sapremo mai cos’altro ancora.

Superato il traguardo degli ottanta, si accinse a redigere queste sue Memorie: mille e più pagine di ricostruzione, talora romanzata e talora puntigliosa, della propria vita. Il suo sguardo retrospettivo ci offre un affresco di Primiero, Venezia e molti altri luoghi, nel passaggio dall’antico regime ai nuovi stati nazionali.

Perché ve ne parliamo noi di Slow Food? Per tre ragioni.

Innanzitutto perché, nel suo girovagare, Angelo Michele incrociò e descrisse almeno 87 tra osterie e locande. Questo suo libro è, tra le varie cose, una sorta di Guida alle Osterie ante litteram: del Lombardo-Veneto e del Tirolo. Da Innsbruck alle più scónte calli veneziane, dall’osteria della madre (in cima alla Rivetta di Fiera di Primiero) alla locanda della Lugrezia a Cornuda, oppure a qualche dimessa osteria in fondo alla Lombardia, è tutto un fermarsi, contrattare, prender ristoro e cercar di riposare in pessimi alloggi. Persino nascondersi all’incalzare della polizia. Senza contare che il Nostro ripiegava sui locali pubblici solo quando non gli riusciva, grazie alla sua rete di conoscenze, di prendere alloggio o tenere la tavola, presso amici, parenti, conoscenti e notabili locali.

Insomma, questo volume ci propone un ampio panorama dell’ospitalità e della ristorazione, pubblica o privata, tra Sette e Ottocento.

Chi volesse toccare con mano, può scaricare e consultare con profitto gli indici del volume che l’Editore Agorà ci ha cortesemente messo a disposizione. Cerchi il lettore la voce osteria/locanda e si farà facilmente convinto di quanto affermiamo. E, volendo, ne approfitti per sondare la presenza dei propri luoghi.

AMN indici dei nomi e dei luoghi

C’è poi un’altra ragione: benché il Negrelli ostenti una sorta di disinteresse per il cibo (a noi oggi, questa sua, sembra più esibizione affettata di bon ton che effettiva regola di vita…) il volume ci offre innumerevoli spunti e notizie su usi locali e scoperte gastronomiche in giro per l’Italia. Si va dalla passione smodata per il riso nel latte (con aggiunta di uova fresche) alle sobrie polente cucinate nei boschi, dalle uova pasquali offerte dalle ragazze ai morósi alla tradizione di andar a casàda per masi e malghe, dagli strauli fritti delle sagre locali alla pietanza alla fiorentina del Supremo delle Selve Baldironi, senza dimenticare il panettone milanese, il Vin di Cipro veneziano, i buzzolàdi forti delle monache di Feltre ed i quattro differenti modi di cucinare il baccalà dei frati del convento di Cavalese. Per non parlare poi di questioni molto più sottili come: l’aver mangiato delle folaghe nel dì di digiuno è o non è peccato? E che dire del singolare costume della signora Cassandra Castori di Verona che “era di un tale umore, anche stando in tavola a mangiare, che tanto dei salvatici che dei pollami che degli uccelli non mangiava che la testa, le zatte e gl’interiori e metteva sempre sul mio piatto, perché li mangiassi, i petti dei tordi e degli altri uccelli, ai quali tutti aveva proibito alla cuoca che non dovesse mai cavare gli occhi, come si suol fare prima di cucinarli, mentre questi e le zatte, che pure erano a tutti lasciate di suo ordine, erano i bocconi da essa li più ricercati?”

Insomma, questo libro è una miniera di notizie, opinioni, gusti e disgusti, simboli e dietetica fai da te, ma anche di fame e abbondanza. Per noi, che attorno al cibo navighiamo, irrinunciabile fonte d’ispirazione e conoscenza. Indispensabile a chiunque volesse sapere e capire di più sulla sua storia in questi nostri paesi.

Non è infatti un caso se, bontà (o amichevole burla) del Prefattore, in questo libro ci siamo anche noi: pag. V, riga 11 del Prologo: “Hanno perfino a che fare con le iniziative della associazione slow food, ve lo giuro. Come e perché non ho approfondito.” Ci siamo appunto perché, ormai da almeno un decennio, il girovagare gastronomico di Angelo Michele Negrelli (per gli amici AMN) è anche il nostro, fonte d’ispirazione su questioni ampie e fatti spiccioli, su legami tra terre, acque e cibi, sul ruolo centrale della Serenissima nel determinare produzioni e commerci (quasi dimenticavamo, AMN è anche forte esportatore di butirri di Primiero verso la Laguna, nonché importatore di oli, spezie e, in tempo di Natale, di immancabili sporte di pesce veneziane per la rituale cena… Il tutto, quasi sempre, in spregio a frontiere e polizie ed invece a norma di vis commerciale che scorreva nelle vene del Nostro) e su tante altre questioni di cibo.

Per poter assaporare tutto ciò e molto altro ancora, ci sentiamo di consigliare vivamente a tutti questa lettura e di ringraziare Sandro Dalla Gasperina, in arte Agorà editrice, per aver avuto il coraggio di questa impresa editoriale, alla quale auguriamo il maggior successo possibile.

Altre notizie su AMN e le sue Memorie, all’indirizzo della Rete della Storia e della Memoria

Buona lettura a tutti

g. b.

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