Indovina chi viene a cena?

Presso il Centro Interculturale noiAltri di Tonadico, si sono svolte quattro serate particolari, dedicate al cibo degli “altri”: delle persone immigrate a Primiero che, arrivando qui da noi, portano con sè anche sapori, capacità culinarie e nostalgie di casa.

Il titolo degli incontri riprende, un po’ provocatoriamente, quello di un famosissimo film degli anni Sessanta: Guess Who’s Coming to Dinner, diretto da Stanley Kramer, con Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Sidney Poitier e Katharine Houghton. Tema del film (e, in fondo, anche delle nostre serate) l’integrazione tra popoli e persone di razza diversa.

Le serate si sono svolte tra novembre e dicembre, dedicate alle cucine di Brasile, Thailandia, Tanziania e Bosnia. Ecco qua il programma: Indovina chi viene a cena

Tutti hanno avuto modo di mettere le mani in pasta, ascoltare, chiedere, raccontare, assaggiare e giudicare. L’esito è stato di grandissima convivialità e amicizia ed avrà, senza dubbio, un seguito. Ma, lasciamo i commenti a Chiara e Laura, anime dell’associazione interculturale TraMe e TErra e del centro NoiAltri.

Elisangela e Alberto intenti nella preparazione della fasolada brasiliana

L’idea di “usare” il cibo come veicolo di informazione e come occasione di conoscenza nasce dalla fruttuosa collaborazione che la Condotta Slow Food Feltrino e Primiero ha attivato già dal 2008 con il Focus Group Immigrazione attraverso “Cucine Migranti”. Negli anni si è dato vita a numerose iniziative che sono diventate via via sempre di più ampio respiro. Si è riusciti a superare la fase della mera fruizione (i migranti proponevano piatti dei loro Paesi, i locali ne mangiavano in abbondanza), sviluppando iniziative sempre diverse per permettere l’attivazione di canali che contemplassero anche la trasmissione di conoscenze, il racconto di esperienze, le particolari abitudini (alimentari e non solo) di ognuno.

Da questa fase si è aperta una nuova possibilità, accolta con entusiasmo sia dai cuochi migranti che dalle numerose persone che hanno chiesto di partecipare alle iniziative e cioè il cucinare insieme.

In questo modo si è cercato (e forse, in parte si è riusciti) di rendere davvero prezioso l’apporto culinario dei nuovi concittadini mettendolo a disposizione e rendendolo alla portata di tutti, creando forse, in questo modo, il primo passaggio perché il patrimonio di ricette e saperi in cucina che appartiene alle nostre genti si ampli includendo ed arricchendosi con quello che vien da fuori.

Si tratta spesso di veri e propri tesori nascosti, cuoche e cuochi abilissimi che con vero piacere si sono reinventati insegnanti di cucina con l’entusiasmo di scoprire  interesse per i loro Paesi di provenienza, per le loro storie, per le loro abitudini.

Allo stesso modo, chi ha partecipato a qualcuna delle quattro serate si è davvero sentito parte di un’occasione importante per imparare, scoprire e ascoltare cose nuove. Un’occasione per cambiare la prospettiva sul “vicino di casa venuto da lontano” apprezzato spesso per l’ottimo spirito di adattamento nella società d’accoglienza e sottovalutato come portatore di un suo bagaglio culturale (e in questo caso INTERculturale).

Finito questo primo tentativo, viviamo l’esperienza come un lavoro in progress perché tanti aspetti meriterebbero di essere approfonditi, soprattutto dal punto di vista culinario.

Parliamo di integrazione e di interazione tra culture:

  • pensiamo al cibo, al quale spesso i migranti fanno riferimento per poter mantenere anche qui “qualcosa di casa” e che diventa un meltin pot di ingredienti che vengono da lontano con altri prodotti reperiti in loco (uniamo la farina di manjoca alla carne affumicata di Siror);
  • pensiamo a cibi comuni declinati in modo diverso (i capussi simbolo dell’inverno primierotto che, conservati interi, diventano sarme simbolo dell’inverno bosniaco);
  • e pensiamo infine alla complessità affrontata abitualmente da queste persone per poter reperire ingredienti indispensabili alle loro ricette (ben che vada la spesa si fa a Bassano o Belluno).

Questi sono solo alcuni degli spunti “emersi a tavola” e che vorremmo, con l’aiuto della Condotta Slow Food, portar avanti ed approfondire con nuove esperienza. Indovina chi viene a cena? è stato un tentativo. Ben riuscito ma migliorabile.

Parlónghen... magari co le gambe so a na tòla...


Ed infine un’ultima riflessione. Ultima ma non per importanza: l’aspetto conviviale del mangiare insieme.

Dopo il momento della cucina, il momento della cena, tutti seduti attorno allo stesso tavolo ad ascoltare e raccontare a chiedere e rispondere mangiando involtini primavera o banane in umido, davanti ad un dolce di riso o bevendo un caffè turco.

Tutto diventa più spontaneo e facile quando ci si ritrova a tavola e si condivide lo stesso cibo, questo lo sappiamo bene. Forse vale semplicemente la pena, ogni tanto, ricordarlo.

traME e TErra

Altre immagini e … chissà, in futuro … le ricette realizzate e degustate durante Indovina chi viene a cena? sul blog di TraME e TErrahttp://trameeterra.myblog.it/

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