Cucine migranti al “Sabato del mondo 2012”

Orto orto delle mie brame…

Come le favole anche la dedizione all’orto, l’amore per le verdure e tante ricette in cui impiegarle unisce tanti Paesi e tante persone.

La primavera ha portato nella vita della Condotta la possibilità di dare il nostro contributo ad un nuovo progetto: “Ort-ensia” un piccolo orticello interculturale che il Comune di Siror ha messo  a disposizione dell’Associazione traME e TErra proprio nel centro del Paese. Verdure da tanti Paesi diverse, tanti modi di interpretare l’orto ed i suoi spazi e un’ulteriore occasione di incontro e scambio.

E anche da questo spunto, quando l’appuntamento annuale del “Sabato del mondo”  si è trasferito a Siror, è nata l’idea di dedicare lo stand di “Cucine migranti” all’uso delle verdure nella varie culture culinarie.

Ogni cuoco ha come sempre interpretato il tema a modo suo e quest’anno il percorso è partito dai nostri orti (quei te la campagna) per dirigersi alla scoperta di ricette dall’Est Europa.

Ha aperto le danze la veterana Vesna che con i suoi peperoni ripieni dalla Bosnia ha consigliato un’ottima ricetta-piatto unico!

Lyudmilla, nella sua prima esperienza tra i cuochi migranti, ha conquistato tutti con due ricette moldave: un’insalata di rape rosse e degli involtini di melanzane: belli e buoni!

Anche Celina ha proposto le melanzane con una ricetta rumena facendone una deliziosa crema da spalmare su fette di pane.

Ed infine, fiore all’occhiello della giornata, Nicola, cuoco migrante di seconda generazione, che con l’aiuto di Angelo ha raccolto verdure dagli orti della Campagna de Siror proponendo delle ricette semplici e creative.

…il tuttonaturalmente condito con abbondanti chiacchiere e racconti ed assaggi per tutti i fortunati partecipanti!

Niente è più universale delle verdure e ritrovare, ancora una volta, con Cucine Migranti, l’occasione di declinare e declinarci secondo altri punti di vista è stato importante.

Anche quando, dopo una lunga giornata di festa, ci si ritrova nel centro di Siror migranti e locali fianco a fianco a cenare insieme tra un peperone bosniaco, una polpetta rumena e na menestra de orz!

MondoOrto è il ricettario della giornata e qui potete trovare altre foto della giornata!

cg

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Serata Darjeeling Organic Tea Makaibari

Non detto/fatto raccontare la complessità e ricchezza di Makabari: giardino del tè indiano nei pressi di Kurseong, nella regione del Darjeeling, ai piedi del Kanchendzonga, il terzo ottomila del mondo.

E del suo poliedrico e carismatico proprietario, Rajah S. K. Banerjee.

Della storia di una famiglia che, nel cuore dell’Ottocento, rilevò dagli inglesi questa coltivazione, tramandandola di padre in figlio fino ad oggi. Della precoce e innovativa adozione di tecniche agricole sostenibili come le pacciamature, il compostaggio, la produzione di biogas dagli scarti del giardino e del bando ad ogni sostanza non naturale.

Dell’attenzione alla biodiversità e della permacultura: una gestione integrata della foresta dove i cespugli di tè sono parte integrate di un sistema olistico e stratificato di alberi e piante tipiche della foresta piovosa sub-tropicale.

Dell’impegno per la qualità della vita, sviluppato attraverso un Consiglio Comune delle Donne che decide della destinazione dei fondi, ricavati dal commercio Fair Trade, per le opere ed i servizi sociali e programma l’attività dell’azienda.

Della conversione alla biodinamica e della convinta adesione alla visione steineriana della vita e dell’agricoltura. Del continuo, meticoloso e quotidiano controllo della qualità del prodotto che Rajah attua di persona.

E della prospettiva futura apertamente dichiarata: “I piccoli coltivatori privati di tè sono il futuro del Darjeeling… per risanare l’industria, le grandi tenute del tè devono disgregarsi – compresa Makaibari – per far strada ai piccoli coltivatori biologici.”

Di come tutto ciò (e molto altro ancora) finisca dentro una tazza di tè e si possa realmente assaporare.

È quello che abbiamo cercato di realizzare in una serata conviviale e rilassata, avvalendoci del volume “The Rajah of Darjeeling Organic Tea” e del film “The Lord of Darjeeling” ma, soprattutto, degustando quattro differenti tipi di tè giunti freschi da Makaibari.

Dal delicato Bai Mu Dan, dal sentore di castagna, al fresco Green Tea, adatto al tardo pomeriggio.

E dal First Flush, profumato di pesca, fino al Muscatel, ideale per ridar tono a mente e corpo affaticati.

Una tavolozza di profumi, sapori e sensazioni che sono il risultato della lenta ma decisa evoluzione attuata a Makaibari: per aprire una nuova via del tè nella giungla dello strapotere delle multinazionali che, degne eredi dell’imperialismo britannico, ancor oggi dominano il mercato.

È stata una serata ricca di stimoli, domande e fragranze della quale vogliamo personalmente ringraziare Rajah Banerjee e l’amica Fiorenza (autrice anche di tutte le foto di questo post) che ha fatto da ponte tra noi e le lontane genti dell’Himalaya.

gb

Not easy at all…to talk about Makaibari, the biodynamic Indian Tea Garden, near to Kurseong in the Darjeeling area, at the footsteps of Kanghendzonga, the Himalayan eight thousand Mountain of Five Treasures!

Even more difficult to speak about its charismatic owner, or better.. “administrator”, as he likes to be called, Rajah Banerjee. About the story of a family, which took over the tea estate from the British one and half century ago, and passed it from father to son for four generations. About the technics, innovative for the area, of composting, mulching, introducing cows in the integrated chain of  fertilizing, producing milk and biogas for cooking.

To describe the personal experience of Rajah, who was called more than forty years ago, to fight for a new vision: integrating organic farming with preservation of the rain forest and the soil, affirming the idea: healty soil, healty Humanity.

Difficult also to tell about the daily commitment to improve the life of the villagers at Makaibari, to empower the women, for better education of children, for more participation,…and also about the future perspective, based on the idea that the small independent bio-farmers are the future of Darjeeling … the big tea estate – including Makaibari – should disappear to leave them work.

And the most difficult thing is to express how all these have been inside a cup of tea and could be really tested ….!

 In our relaxed and friendly meeting, while degusting four different Makaibari teas, we had a look on “The Lord of Darjeeling” movie and book.

Bai Mu Dan, with its light chestnut flavor, Green Tea, for alate afternoon testing, the peach aromatic  First Flush, and Muscatel, ideal for give  new tone to mind-body.

A whole bouquet, flavors and tests, which are witnesses of the evolution of Makaibari: a new way through the jungle of the tea multinational corporation power !

It was an evening full of stimuli, questions and flagrancies, for which we personally like to thanks Rajah Banerjee and our friend Fiorenza who was the bridge between two mountain people and region, our and the Himalayas.

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Indovina chi viene a cena? L’Iran di Hamid.

Ecco il nuovo appuntamento con “Indovina chi viene a cena?”, progetto di cucina migrante che la Condotta organizza in collaborazione con l’Associazione traME e TErra al Centro Interculturale noiAltri.

Questa volta è stato il momento di Hamid e della cucina iraniana raccontata attraverso i suoi saperi e con la quale tutti i presenti si sono messi alla prova come novelli cuochi.

Ecco il racconto della serata fatto da Gabriella, attenta partecipante alla serata!

Conoscevo Hamid il Farmacista, non Hamid il Cuoco. Disposto alla conversazione, allo scambio di battute, compreso nella preparazione, a volte complessa, delle sue pietanze e, direi, anche didattico.

Cena iraniana dunque.
Una ragazza di Cagliari, una coppia di Lamon, la sottoscritta di Venezia: “taliani”; gli altri: locali di origine o naturalizzati.
Non tutti ci si conosceva, ma siamo stati bene. Abbiamo lavorato fianco a fianco, secondo le istruzioni ora di Hamid, ora di Annamaria, sua moglie. Abbiamo riso insieme, spiluzzicato, assaggiato tutto, assaporato aromi a noi poco noti cercando di individuarne la spezia relativa.

Protagonista della cena è stato decisamente il riso basmati.
Spezzatino e arrosto di agnello ci sono familiari anche se qualche spezia ci mancava all’appello e qualche passaggio era un po’ diverso.
Mail riso basmati alle verdure! Quello sì è da starci con il naso sopra e per il profumo e per il procedimento di cottura.
Il riso bolle nell’acqua, una ricca manciata di un’erbetta secca sfuma di verde la “pozione” un aroma si diffonde e ci avvolge. È aneto.
Due ciotoline di legumi verde brillante vengono aggiunte: fave fresche, che nessuno dei presenti ha mai assaggiato fin’ora. Tutto bolle. Per poco. Il riso variegati e punteggiato di verdi differenti spicca nello scolapasta.
Bisogna rimetterlo nella pentola, senza acqua questa volta, a continuare la cottura.
Sembra un rito. Sul fondo coperto di fette di patate sfrigolanti e gialle di zafferano, Hamid adagia con delicatezza il riso soffice, una montagna di riso. Ora deve prendere fiato, , deve respirare, inebriarsi di profumi, il riso, attraverso i fori praticati con il manico di legno di un mestolo. Questa poi!
Noi seguiamo, tutti lì, curiosi, stipati a semicerchio nella piccola cucina.
Lasciamo il riso alla sua cottura.
Terminiamo gli stuzzichini, prepariamo la tavola. L’atmosfera è rilassata, allegra, ci scambiamo pareri, commenti, variazioni di ricette. Chi fuma in terrazza, chi aiuta in cucina.
Ecco il riso è pronto.
Hamid, con ferma e agile presa, rovescia deciso la pentola (come si farebbe per un budino) su un grande piatto. Piano piano la solleva e appare un “panettone” di riso bianco striato di verdi, con un cucuzzolo di patate rosolate e croccanti e le falde sfumate di zafferano.
Ragazzi oltre che splendido, ottimo!

 
Gabriella Bosmin,
la veneziana, per chi mi prende in giro con affetto ovvero la moglie di Paolo Meneguz, per chi mi conosce poco.

Qui qualche altra foto di “Indovina chi viene a cena?”

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L’orto in condotta

Una delle esperienze più positive della nostra condotta riguarda sicuramente l’Orto in condotta che i bambini della scuola primaria di Tonadico hanno avviato nel 2007 e che continua a dare grandissime soddisfazioni, ad arricchirsi di nuove idee e a coinvolgere bambini, nonni, insegnanti e genitori del plesso sotto la supervisione del maestro/socio Slow Food Pietro Depaoli.

Non solo quindi un fondamentale contributo al percorso educativo dei bambini, ma grazie alla ricca produzione degli scorsi anni (venduta puntualmente al marcà del lunì nel periodo estivo) sono stati finanziati anche ben due orti in Africa!

Un progetto di ampio respiro dunque, che meglio di chiunque altro viene raccontato da Pietro proprio sul sito della scuola.

E con l’arrivo della primavera…buona lettura e buon orto a tutti!

Orto in condotta – scuola primaria di Tonadico.

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Un buon bicchiere di vino!

Un buon bicchiere di vino non si nega a nessuno. Anzi, è un piacere da re, aggiungiamo noi, purché siamo persone sane, adulte e non in felice attesa.
L’incontro del 15 febbraio scorso con Maria Luigia Troncon è stato importante per chiarire alcune questioni fondamentali sul mondo del vino. Cerchiamo di riassumerle con parole nostre, senza pretesa di esaustività.

Il vino è un composto di circa 600 sostanze differenti, le quali ne determinano le caratteristiche organolettiche. Insomma, un vino è buono perché è complesso.
Dopo l’acqua (85-90%) l’alcool è la componente quantitativamente più rilevante del vino. Ne influenza i caratteri organolettici – sapore, morbidezza, bouquet – perché sciogliendo le sostanze non solubili in acqua, le rende percepibili al palato.
Componente rilevante del vino sono gli antiossidanti che hanno nomi mitologici tipo flavoni, tannini, antocianine… ed interagiscono con l’aroma. A proposito di antiossidanti: è vero che sono sostanze positive per la prevenzione di malattie degenerative, ma sono presenti nel vino in quantità talmente irrisorie che dovremmo berne qualcosa come 200 litri al giorno perché l’apporto fosse significativo. (Quindi, meglio cercarli altrove.)

Altro fenomeno noto a tutti: il vino (e l’alcool in genere) dà sensazione di calore. Poiché provoca dilatazione dei vasi periferici del corpo, conseguente dissipazione del calore e diminuzione della temperatura interna, affidandosi all’alcool si rischia di sottovalutare le basse temperature e di assiderarsi. (Perciò, a meno che non siate sotto una valanga e scorgiate all’orizzonte un sanbernardo… alla larga dalle botticelle!).

Il vino, se assunto correttamente, ha però anche un paio di proprietà benefiche: abbassa il colesterolo cattivo nel sangue (e quindi protegge il sistema cardiovascolare) e diminuisce l’aggregazione di piastrine (riducendo i rischi d’infarto o trombi).

Tutto ciò premesso, il vino non è però un alimento. Non nutre: non dà alcun apporto nutrizionale significativo al nostro organismo. E non è perciò indispensabile.

Insomma, il vino non è un cibo: è un piacere. (E se non è buono che piacere è? recitava un tempo il buon Nino Manfredi). E come tale va considerato.
Ma, perché rimanga un piacere e non diventi un problema, va assunto in qualità controllata e nei momenti opportuni.
Per quantità controllata s’intende: massimo 3 bicchieri di vino al giorno per gli uomini, 2 per le donne ed 1 per gli anziani. Sono assolutamente esclusi gli adolescenti (almeno fino ai 15 anni) e le donne in gravidanza.
L’assorbimento dell’alcool è rallentato se l’assunzione avviene in piccole dosi e accompagnandola al cibo.

Quindi dovremmo ricordarci che il vino è meglio berlo a pasto o comunque accompagnato da cibi solidi. (Le tradizioni come l’ombra a tutte le ore – ma anche il buon calice aperitivo o l’happy hour – si mantengono solo se buone, sennò si possono anche cambiare.)

Il consumo di alcool al di fuori di queste elementari norme è uno dei principali fattori di rischio denunciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Bastano 40 grammi d’alcool al giorno per gli uomini e 20-25 per le donne, per entrare in una spirale pericolosissima di assuefazione, pericolo per sè e per gli altri, danni permanenti ai sistemi nervoso, cardiovascolare, gastroenterico ed al fegato.

Perciò, convinti che il vino è un piacere che val la pena di permetterci ogni tanto, ci sentiamo di concludere, con la dottoressa Troncon e Doris Lessing:

La vita è troppo breve per bere del vino cattivo.

gb

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“Il crudo e il cotto”: il cibo che si legge.

Il cibo si mangia ma di cibo, da sempre, si parla e scrive!

Ecco allora che, da una fruttuosa collaborazione con la Biblioteca Intercomunale di Primiero, è nata l’idea de “Il crudo e il cotto”, biblioteca nella biblioteca per parlare di cibo declinato nei modi più vari.

Con Mariano Longo si è ragionato a lungo sulla possibilità di creare una sezione della biblioteca che raccogliesse un buon numero di volumi a tema cibo, inteso naturalmente come ricetta ma anche come risorsa, trattato sociale o semplice stimolo per volumi di godibile letteratura.

Grazie anche al contributo di alcuni soci che hanno messo a disposizione libri della proprio biblioteca, ora l’offerta è considerevole e per questo il 10 febbraio abbiamo organizzato una serata per presentare insieme l’iniziativa.

Ancora una volta la coralità della proposta è stata la chiave della serata. Abbiamo chiesto ai membri del Comitato e ad amici e simpatizzanti, di proporre un breve brano inerente la tematica alimentare  che per loro fosse particolarmente importante o significativo.

Si è quindi passati da un monaco bellunese del ‘500 a Calvino, da Montanari ad un’autrice bosniaca arrivando ad un mosaico di voci e parole che ben ha reso, secondo noi, anche il senso di questa nuova proposta bibliografica.

La serata si è poi conclusa con la presentazione del nuovo gruppo d’acquisto del pan de sorc ed un’ottima tisana offerta da Vanoi Officinalis.

Adesso lasciamo a tutti i frequentatori della biblioteca il compito di individuare tra tutti i volumi quelli con il piccolo adesivo de “Il crudo e il cotto” per cercare uno stimolo nuovo, una ricetta o anche solo qualche buona pagina di lettura che ci parli, ancora una volta, di cibo.

cg

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Terra Madre Day 2011: festeggiamo insieme mangiando locale?

Terra Madre Day, un momento che coinvolge tutte le condotte d’Italia ma che – secondo la logica di Slow Food – viene declinato in base al “qui e ora” di ogni realtà.
Ecco quindi perché questa giornata è stata pensata, per la realtà di Primiero, come un momento in cui raccontare e condividere lo stato dei lavori in corso e al tempo stesso guidare, grazie ad interventi esterni e al contributo di alcuni soci, una riflessione sul mangiare locale.

Il pomeriggio, iniziato alle 18 presso il Centro Civico di Siror, idea dopo idea è stato alla fine costruito con un programma bello fitto.

Hanno iniziato Francesca e Guido, i nostri spacciatori locali di pasta madre che, affiliandosi alla campagna nazionale Pasta madre day, hanno deciso di spiegare a tutti i presenti il loro impegno ed i loro esperimenti con questa tipologia di lievito fornendo anche qualche delizioso assaggio. Alla fine della dimostrazione, Guido ha poi dato a chiunque volesse mettersi alla prova, un po’ della sua pasta madre: l’inizio di una nuova sfida in cucina…

Dopo questo momento pratico, si sono susseguiti  soci che stanno seguendo alcuni progetti particolarmente interessanti: Angelo e Alberto, responsabili del paniere all’interno del Comitato di Condotta, hanno tentato di spiegare al pubblico il nuovo metodo di ricerca che stanno applicando per un’analisi più aderente alla realtà dei prodotti inseriti nell’attuale paniere.  Avremo sicuramente modo più avanti di spiegarvi nel dettaglio il funzionamento di questo sistema che già ci sta però permettendo di leggere sotto una nuova prospettiva, alcuni aspetti interessanti del nostro paniere.

A seguire, Cristina e Chiara, responsabili del progetto “Pensa che mensa” hanno raccontato lo stato attuale del progetto. Nella primavera del 2011, a tutti i bambini delle classi III, IV, V della scuola elementare e I media sono stati somministrati dei questionari per indagare il livello di conoscenza in materia di alimentazione. La finalità della ricerca è fondamentalmente quella di attivare – dove possibile – dei progetti/collaborazione con gli enti competenti per migliorare il servizio che offriamo ai nostri figli e al tempo stesso fornire uno spaccato sul livello di conoscenza alimentare che possa essere d’aiuto anche per gli insegnanti e per i genitori. Anche di questo progetto avremo modo di parlare più avanti nel dettaglio in particolare per farvi conoscere magari anche qualche aspetto particolarmente rilevante emerso dalla ricerca.

A chiudere questa prima fase, Bruno Turra che ha illustrato brevemente lo stato del progetto Alimentare Primiero con il quale si sta conducendo un interessante ragionamento sulle possibilità alimentari della nostra Valle.
Mentre nell’interno della sala si discuteva di piccoli e grandi progetti di ricerca che vedono coinvolta la Condotta, nel cortile esterno Adriano Cazzetta, Rudy Feldkircher, Valentino Cazzetta e Eugenio Bernardin stavano preparando per tutti i partecipanti delle ottime pape fatte con la farina di mais Dorotea, seguendo l’altro filo conduttore della serata cioè il mangiare locale.

All’ora di cena, quindi, i volontari dell’Associazione hanno distribuito un assaggio delle pape condite con Botìro di Primiero e ricotta affumicata, mentre BioNoc, il nuovo birrificio artigianale di Primiero, le accompagnava con un po’ di ottima birra Staiòn, prodotta in loco.

Il dopo cena, ormai saziati da pape e birra, ha visto protagonista la presentazione del dvd documentario al quale hanno lavorato Angelo Longo e Michele Corona “En pizech de sal”. Si tratta di un documentario di video ricette fatto con il contributo attivo di tante persone di Primiero, soprattutto anziani, che si sono resi disponibili ad aprire il proprio scrigno di sapere culinario a beneficio delle nuove generazione e a memoria di abitudini alimentari e metodi di cucina che altrimenti rischierebbero di andar persi. Ad introdurre, la presentazione Danilo Gasparini che ha introdotto il lavoro cogliendone la peculiarità ed i molti punti di forza. A seguire, tutti insieme, abbiamo visto un paio di ricette in anteprima!

Un evento molto frequentato, un momento per fermarci e riflettere sulle risorse (alimentari e umane) del nostro territorio ed anche un modo, ancora una volta, per pensare e contribuire ad un evento più grande. Il ricavato della giornata è andato infatti a favore del progetto “1000 orti in Africa”, perché,anche in questo Paese si possa continuare a mangiare locale.

cg

Pubblicato in Rete di Terra Madre a/da Primiero, Varia | Lascia un commento